Io sono la vostra voce

RECITAL
Io sono la vostra voce
un omaggio a Anna Achmàtova

Nel 1995 nella sala Conferenze del Grand Hotel Costa Brada di Gallipoli è stato rappersentato il recital Io sono la vostra voce. La rappresentazione, come scrive Augusto Benemeglio, “Ebbe un notevole gradimento, soprattutto per l'eccellente interpretazione dell'attrice che interpretò Anna da giovane, una stupenda ragazza che catalizzò gli sguardi e i desideri del pubblico. Feci molto uso dell'occhio di bue, tre tavolini rotanti sui quali stavano le attrici e qualche apparizione di un giovane elegantissimo che di tanto in tanto veniva a corteggiare l'Anna giovane e poi anche l'Anna anziana che recitò in russo buona parte dell'ultima lunga poesia (era una ragazza laureata in lingue, e conosceva abbastanza bene il russo).

Il personaggio principale (Anna Achmatova) è stato interpretato dalla sedicenne attrice Marianna Fedele (studentessa presso l'Accademia d'arte drammatica a Roma).
Il ruolo del " lui" è stato interpretato da Fabrizio Russo (studente universitario).

Altre interpreti: Anita Boellis, Daniela Scardaci, Giusy Occhineri, Stefania Mastrobuoni.

Regia di Mario Belloni.

Luogo della rappresentazione e altre informazioni: GRAND'HOTEL COSTA BRADA GALLIPOLI - SALONE DELLE CONFERENZE - con incasso di circa 5 milioni di lire (di allora), PER UNA SERATA DI SOLIDARIETA' UMANA, interamente devoluto a favore della LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI.

Per leggere una recensione dello spettacolo pubblicata sulla rivista “Il Leccio”, clicca qui.

[Grazie ad Augusto Benemeglio]

 

Io sono la vostra voce
Omaggio a ANNA Achmàtova
RECITAL

1° narratore
Scrisse per guadagnare fama, per guadagnare amore, per guadagnare la vita; quando le tempeste di neve staliniane infuriavano intorno a lei e colpivano senza pietà i suoi affetti, i suoi amici, i suoi compatrioti, scrisse per celebrare la morte.
Nessun motivo umano è estraneo alla poesia e alla sensibilità di Anna Achmatova.

2° narratore
Alta, magra, con lunghe gambe, lunghe braccia sottili, un viso illuminato da occhi sensibili e acuti, affascinò tutti i ritrattisti del suo tempo,da Modigliani ad Altman.
Anna Andrveena Gorenko - questo era il suo vero nome - era l'immagine della femminilità dominante, misteriosa come l'antico khan tataro, Achmat, suo avo, dal quale volle prendere lo pseudonimo quando decise di pubblicare per la prima volta i propri versi.

1° narratore
Pur così donna, amava definirsi poeta al maschile; la parola poetessa non le piacque mai perchè forse, allora, era riduttiva poteva sembrar limitare il grande campo dei sensi e del sapere che la ispiravano. Questo recital, comprendente brani dei suoi rari scritti in prosa, e di un'autobiografia che mai volle completare, ma soprattutto alcune delle sue meravigliose poesie, rispecchia l'anima di una grande artista, una delle più grandi del nostro secolo.


musica
buio

Tre tavolini da tre. Al tavolino centrale una Signora di spalle (Daniela), coperta da un grande scialle bianco , un poco assopita viene illuminata dal cannone. Al tavolino di SN (per chi guarda) Fabrizio e Stefania, con piattino, tazzina da caffè e un bicchiere d'acqua; al tavolino di DS due ragazze (Giusy e Anita). Stefania e Anita vanno al tavolo della Signora di spalle e la sfiorano delicatamente, sussurrando il suo nome.

SPEGNERE LUCI
ACCENDERE CANNONE

1^ ragazza: Anna.
2^ ragazza: Anna.
1^ ragazza: oggi è la tua festa.
2^ ragazza: siamo qui per festeggiarti, Anna.
1^ ragazza: ti rechiamo un dono.
2^ ragazza : il dono della tua giovinezza.
1^ ragazza: il dono delle tue memorie dimenticate.

1^ ragazza: Anna, Anna, svegliati... la porta è semichiusa, dolce è il respiro dei tigli...

2^ ragazza : dimenticati sul tavolo giacciono un guanto e un frustino, ricordi?

Dal fondo della sala sale una fanciulla , è Anna Achmatova Giovane e si posiziona davanti alla Signora fino a coprirla.

Anna giovane
...Il cerchio intorno alla lampada, giallo:
tendo l'orecchio ai fruscii;
perchè mai sei fuggito?
Non capisco...

Domani la mattina sarà serena e lieta
Questa vita è perfetta:
cuore, sii dunque saggio.
Oh, sei tanto stanco, tanto.
Batti più sordo e lento.

Lo sai, ho letto che le anime sono immortali.

BUIO TOTALE (La Signora cambia di tavolino e si porta a quella di SN, posizionandosi sempre di spalle, mentre Anna Fanciulla si siede a quello centrale raggiunta dal Giovane)

LUCE SUL PALCO

1° narratore
Anna, a quel tempo aveva sedici anni: sapeva incrociare a modo le braccia, fare l'inchino, rispondere brevemente e con garbo in francese, alle domande di una vecchia dama, osservava digiuno e devozioni per la Passione.
Di quando in quando il padre la conduceva con sè all'Opera, al teatro. Visitava l'Ermitage e il Museo Alessandro III°. D'estate e in autunno a Pavlovsk per la musica - sala da concerto... Musei e mostre di pittura... D'inverno, spesso sul campo di pattinaggio nel parco. Nei parchi di Carskoe Selo c'era pure antichità, ma del tutto diversa, e qualcos'altro...

(Anna si alza dal tavolino seguita dal Giovane)

Anna
Così debole il petto intirizziva,
ma i miei passi erano lievi
Nella mano destra infilai
il guanto della sinistra.

(si porta più avanti e guarda il gradino)

Parevano molti i gradini,
ma io sapevo che erano tre soli!
Un bisbiglio autunnale fra gli àceri
supplicò:

Corteggiatore
"Muori con me!
Sono ingannato dalla mia sorte
squallida, volubile, maligna"

Anna
Risposi: "Mio caro, mio caro!
Io pure. Morrò con te..."

(il ragazzo si allontana)

Questo è il canto dell'ultimo incontro
Volsi lo sguardo sulla casa buia.
Soltanto nella camera ardevano candele
d'una fiamma indifferentemente gialla.

(anna ritorna al suo tavolino)


2° narratore
La rivoluzione socialista colse di sorpresa l'Achmàtova, intenta a cantare i suoi privati sentimenti, i suoi palpiti segreti. La sua poesia non ne venne sconvolta, ma lentamente si approfondì. Anna rimase in Russia rifiutando la tentazione di troncare i legami con la terra e il popolo natii.

(voce fuori campo)
Vieni qui,
lascia la tua contrada sorda e peccaminosa,
lascia la Russia per sempre.
Laverò del sangue le tue mani,
trarrò fuori dal cuore la nera vergogna,
con un nuovo nome coprirò
il dolore delle sconfitte e delle offese


Anna
(dal posto)
Indifferente e tranquilla
io mi tappai con le mani l'udito,
perchè da questo discorso indegno
non fosse contaminato lo spirito afflitto.

spegnere la luce

CANNONE
(rientra il ragazzo che mima i gesti della poesia: baciamano)

Anna
Come vuol semplice cortesia
mi si fece incontro e mi sorrise;
tra pigro e carezzevole,
mi sfiorò con le labbra la mano.
Mi fissò con occhi misteriosi
come quelli delle immagini sacre;
(il ragazzo si allontana verso il tavolo di SN, Anna si volta a vederlo,
poi si gira verso il pubblico)
dieci anni di grida soffocate,
tutte le mie notti insonni
chiusi nella parola sussurrata -
parola detta invano.
Te ne andasti, e di nuovo
l'anima è deserta e chiara.

SPEGNERE CANNONE
ACCENDERE LUCI LATO ATTORI

1° narratore
Poi vennero gli anni cupi delle purghe staliniane, il periodo più tragico della storia dell'URSS. Lev Gumilijev , figlio del poeta acmeista e dell'Achmàtova, venne arrestato nel 1938. Anna passò un anno e più in penosa attesa, in fila alle porte del carcere di Leningrado, a diretto contatto con la sofferenza di altre madri.
Queste sue poesie vedranno la luce solo molti anni dopo, ma verranno tramandate oralmente e restano come fuochi vivi nel cuore profondo della Russia, in breve Anna divenne la voce di tutte le donne del popolo russo.

(1^ ragazza và verso il pubblico)
Ti hanno portato via all'alba,
Io ti venivo dietro, come a un funerale,
Nella stanza buia i bambini piangevano,
Sull'altarino il cero sgocciolava.
Sulle tue labbra il freddo dell'icona.

Il sudore mortale sulla fronte...Non si scorda!

Come le mogli degli strelizzi, ululerò
Sotto le torri del Cremlino.

(esce)


2^ ragazza (dal posto, illuminata dal cannone)
Diciassette mesi che grido,
Ti chiamo a casa.
Mi gettavo ai piedi del boia,
Figlio mio e mio terrore.
Tutto s'è confuso per sempre,
E non riesco a capire
Ora chi sia belva e chi uomo.


2° narratore
Intanto, dal 1925 Anna era stata messa al bando:
voce f.c:(Luigi)
SI DISPONE CHE I LIBRI DI ANNA ANDREEVNA GORENKO, IN ARTE ANNA ACHMATOVA, SIANO PROIBITI E NON VENGANO RISTAMPATI LIBRI GIA' EDITI. SI DISPONE INOLTRE CHE IL NOME DEL POETA VENGA MESSO AL BANDO. PUO' ESSERE PRONUNCIATO SOLO SE INGIURIOSAMENTE.

ANNA ACHMATOVA: MEZZA MONACA E MEZZA PUTTANA!


2^ ragazza (verso il pubblico)
Prega per la mia anima vivente,
mendicante e smarrita,
tu che sempre hai coscienza della vita,
tu, nato in una grotta.

Più tardi forse ti potrò narrare
con dolorosa gratitudine
le mie notti affannose,
il gelido respiro dei mattini.

In questa mia esistenza vidi poco:
ho cantato ed ho atteso.
Ma non ho odiato i fratelli, non ho
tradito la sorella.

Perchè dunque Dio mi puniva
ogni giorno, ogni ora?
Forse così l'angelo mi indicava
una luce invisibile a noi?


2° narratore
Dalla seconda metà degli anni venti sino al 1940 il regime cercò di murarla viva nella sua casa di Leningrado, un minuscolo appartamento di una stanza e cucina. Condannata dal Comitato centrale del Partito come poeta decadente, bandita dalle riviste e dalle case editrici, colpita nei suoi affetti familiari, Anna Achmatova era civilmente morta, ma le sue poesie, le sue pene d'amore e i moti dell'anima, la sua voce, i suoi versi non erano stati dimenticati. L'Anna Giovane e affascinante era una memoria ancora viva nel cuore della Russia.

SPEGNERE LE LUCE
CANNONE SU ANNA

Anna e Corteggiatore (dal posto)

Strinsi le mani sotto il velo oscuro...

Ragazzo
"Perchè così pallida oggi?"

Anna
(si alza e va verso il pubblico)
Perchè di tristezza amara
l'avevo or ora ubriacato.
(il ragazzo rimane seduto, in ombra)
Come dimenticarlo? Uscì vacillando,
una smorfia dolorosa sulle labbra;
corsi giù per la scala, non toccai la ringhiera,
gli corsi dietro fino al portone.

Soffocando gridai: "Fu uno scherzo
quel ch'io dissi: muoio se te ne vai"
Sorrise, tranquillo e duro
e mi disse:

Ragazzo
"Non restare al vento"

SPEGNERE CANNONE
LUCI SUGLI ATTORI

1° narratore
Ormai Anna non era più la bellissima donna che aveva affascinato Pietroburgo. Era una madre che attendeva il suo turno davanti al carcere di leningrado per vedere il figlio. Un giorno una donna la riconobbe, capì che quella compagna di sventura era un grande poeta. "Potrebbe descrivere tutto questo?", le chiese a bassa voce. "Posso", rispose Anna e scrisse Requiem, forse il più grande atto d'accusa che un popolo, con il linguaggio della poesia, abbia scritto contro la tirannia. Il poeta dei dolci amori sfortunati diventa con naturalezza il poeta di una grande tragedia nazionale.


2^ ragazza (dal tavolo illuminata dal cannone, rivolta ad Anita)
Ho appreso come s'infossino i volti,
Come di sotto alle palpebre s'affacci la paura,
Come due pagine di scrittura cuneiforme
Il dolore tracci sulle guance,
Come i riccioli da cinerei e neri
D'un tratto si facciano d'argento,
Il sorriso appassisca sulle labbra rassegnate,
E in un ghigno arido tremi lo spavento.

1^ ragazza (a Giusy dal posto)
Il nemico torturava: E allora, su, parla;
Ma nè una parola, nè un lamento, nè un grido
Al suo nemico fu dato udire.

2^ ragazza
E non per me sola prego,
Ma per tutti coloro che erano con me, laggiù,
Nel freddo spietato, nell'afa di luglio,
Sotto la rossa muraglia abbacinata.

1^ ragazza
E i decenni trascorrono,
Tormenti, esilii, condanne - cantare
In questo terrore io non posso

2^ ragazza (dal posto)
Chiedi alle mie coeve,
dei lavori forzati, "del centocinquesimo" prigioniere
e ti racconteranno
come in un terrore immemore vivevamo,
come i fanciulli vivessero per il patibolo,
la camera di tortura, la prigione.

1^ ragazza (si alza pesante, carica di dolore contenuto)
Ed è caduta la parola pietra
Sul mio petto ancora vivo.
Non è nulla, vi ero preparata,
Ne verrò a capo in qualche modo.

(si rivolge al pubblico)

Ho molto da fare, oggi:
Bisogna uccidere fino in fondo la memoria,
Bisogna che l'anima si pietrifichi,
Bisogna di nuovo imparare a vivere.


2° narratore
La grande guerra patriottica del 1941 la colse a Leningrado. Alla fine di settembre, già durante l'assedio, lasciò in aereo Leningrado per Mosca. Fino al maggio 1944 visse a Taskent. Anna, insieme ad altri poeti, recitava versi negli ospedali ai soldati feriti.


1° narratore
Dirà Anna ricordando quel periodo tragico della sua vita: "A Taskent, nell'ardente calura, per la prima volta, ebbi idea di che cosa sia l'ombra degli alberi e il rumore dell'acqua. Ed anche di che cosa sia la bontà umana. A Taskent fui malata a lungo e seriamente."
Rivivrà questi anni nel Poema Senza Eroe, che uscirà, in italiano, con testo a fronte, per la Editrice Einaudi, postumo nel 1966. In Russia potranno leggerlo solo vent'anni dopo.
Nel 1964 Anna viene in Italia per ritirare il premio Etna-Taormina, nel 1965 va in Inghilterra dove le viene conferita la laurea "honoris causa" dall'Università di Oxford, le sue poesie vengono tradotte in tutte le lingue, ma ormai Anna è solo un'anziana signora malata e i suoi giorni sono contati, e nelle sue ultime tersissime poesie la vita è soltanto una piaga: " e sopra una nuvola di pena ".


Corteggiatore
Ti ricordi di me, Anna?

Anna
Niet.

Corteggiatore
E pure quella notte fummo pazzi uno dell'altra;
ci era lume la tenebra ferale,
assorti mormoravano i canali
e d'Asia odoravano i garofani.

Anna
Andavamo attraverso la città forestiera
nel canto velato e l'afa di mezzanotte,
soli sotto le stelle del Serpente
senza osare scambiarci uno sguardo...

Corteggiatore
Sì, sì, è vero.

Anna
Poteva essere il Cairo o anche Bagdad,
non la mia spettrale Leningrado -
e questo divario amaro soffocava
come luttuosa atmosfera.

Corteggiatore
Forse accanto ci camminavano i secoli,
una mano invisibile batteva il tamburello:
i suoni, come segni arcani,
ci volteggiavano innanzi nel buio.

Anna
Così camminammo nella tenebra segreta
come in una terra di nessuno;
e ad un tratto la luna - feluca adamantina -
rischiarò l'incontro che fu commiato.

Corteggiatore
Ma no, Anna. Noi ci amammo, ricordi?
E nessuna donna è come te nell'amore, nella vita.
Tu sei unica, sei divina anna.

Anna
Tu mi hai ideata. Così non ce ne sono al mondo,
Così al mondo non possono essercene.
Nessun medico guarisce, nè poeta allevia,
L'ombra di un miraggio ti ruba giorno e notte.
Io e te c'incontrammo in un anno incredibile,
Quando già estenuate erano le forze del mondo,
Tutto era in lutto, tutto dalla avversità piegato
E vive, le tombe solamente.

LUCE
S'avvicinano i due narratori ad Anna

1° narratore
Signora, stasera abbiamo reso omaggio alla sua poesia, alla sua arte in cui si nasconde un segreto squisito, che si può riassumere con una parola: fedeltà. Fedeltà agli uomini ed all'amore, fedeltà alla vita ed alla natura; soprattutto fedeltà alla legge di natura del proprio sesso, alle glorie ed alle debolezze della sua condizione di donna, alle luci ed alle ombre della propria anima. Il suo è un canto liturgico della femminilità, per questo stasera abbiamo fatto recitare soltanto ragazze.E' stata una piccola ode alla sua grandezza.E' soddisfatta dei versi che abbiamo scelto?


(Anna dal posto si gira e si rivolge alla interlocutrice)

Le risponderò francamente:
Non so che farmene dell'ode
nè di squisite invenzioni elegiache;
sbocciano i versi per me fuori di proposito,
in nulla simili a quelli consueti.
Sapeste voi da quali scorie nascono
senza vergogna i versi!

2° narratore
La sua poesia, signora, tutta fermenti d'esaltazione e di pathos, a me sembra tuttavia una sorta di sacrario privato, mi sembra che si copra come d'un velo impenetrabile, che è ritegno ma anche quasi virginale pudore.E' così?

Anna
Vede,
Presso ogni creatura c'è segnata
una linea che dato di varcare
non è, nè alla passione, nè all'amore.

Narratore
Per concludere questo nostro recital, possiamo chiederle a che servono le poesie, a che servono i poeti?

Anna (si alza in piedi)
Il nostro sacro mestiere
esiste da millenni.
Con lui al mondo non occorre luce:
ma nessun poeta ha detto ancora
che la saggezza non esiste, (entra Marianna e si pone a fianco di Daniela)
che non esiste la vecchiezza,
e forse nemmeno la morte.

MUSICA A TUTTO VOLUME
BUIO. Subito dopo luce piena in tutta la sala

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Ultimo aggiornamento: martedì 26 luglio 2011
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